La Fontana: abbandono e ristrutturazione.
Ben più di una semplice architettura in pietra, la fontana era il cuore pulsante della vita di un tempo. Per gli anziani della contrà, che vi legavano i gesti rituali della quotidianità, essa non ha mai rappresentato un semplice manufatto, bensì una presenza viva, custode silenziosa di racconti e memorie.
Tuttavia, nel 1960, l’avvento dell’acqua corrente nelle case — introdotta dal Comune — ne decretò l’inevitabile declino, inaugurando un abbandono durato lunghi decenni. Il destino della struttura si legò così alla geografia del territorio: mentre a Campipiani di Sopra la vicinanza alla sorgente permise alla fontana di continuare a funzionare magnificamente, a Campipiani di Sotto le cose andarono diversamente. Alimentata da una condotta antica e logorata dal tempo, la fontana smise quasi subito di fornire acqua. Sopraffatto dall’incuria, il manufatto venne letteralmente inghiottito dalla vegetazione, al punto da rendersi quasi invisibile agli occhi dei passanti lungo la strada.

All’alba del nuovo millennio, però, è rifiorito nella comunità il profondo desiderio di riscattare quel pezzo di storia, per restituire alla fontana l’antico e meritato splendore.
Un auspicio tradottosi in realtà grazie all’intervento della Comunità Montana Leogra Timonchio, che ha curato le opere principali, e al braccio operativo di un nutrito gruppo di volontari della contrà, che ne ha completato i lavori.

Il cerchio si è infine chiuso con una solenne inaugurazione alla presenza delle autorità locali.


La fontana di Campipiani di Sopra invece non è stata degnata di rispetto e durante lavori di ampliamento acquedotto è stata demolita.