Natale ieri e oggi

Natale ieri e oggi.

“A Natale si è tutti più buoni”: un antico detto che, in fondo, conserva ancora oggi un briciolo di verità.

Un tempo, quando la vita era scandita dal duro lavoro della terra, l’arrivo del freddo, della neve e delle giornate più corte costringeva le persone a un “forzato” ma benefico riposo.
La Chiesa, dal canto suo, celebrava la nascita di Gesù, offrendo un momento di profonda riflessione spirituale.
Bastavano già questi due elementi a distendere gli animi. La neve, poi, ammantava il paesaggio regalando un’atmosfera magica, da fiaba, mentre i bambini vivevano l’attesa dell’Epifania con pura euforia.

Le famiglie di allora, spesso numerosissime, avevano finalmente il tempo di riunirsi al caldo delle stalle, per poi scivolare sotto le coperte di letti scaldati con le braci. In quegli anni era quasi un rito allestire in ogni casa un piccolo presepe: una tradizione che cresceva di anno in anno, ogni volta che ci si poteva permettere una nuova statuina o una pecorella in più. Gesti estremamente semplici, certo, ma capaci di toccare l’anima nel profondo.


Oggi, purtroppo, l’atmosfera natalizia sembra aver perso quella magia così intima. La vita frenetica e la tecnologia la fanno ormai da padrone e, senza quasi rendercene conto, ci si ritrova intrappolati nella corsa frenetica agli acquisti. Quasi come se, per placare lo stress del nostro tempo, l’unica soluzione rimasta fosse quella di sostituire l’essere con l’avere.
A Campipiani qualcosa resta. Ogni anno, durante il periodo natalizio si svolge un momento rituale, che recentemente è stato riscoperto dopo essere stato dimenticato per tanti anni. Si tratta del Canto a due contrà.

Canto a due contrà

Il canto a due contrà è un rito che simboleggia l’unione delle due contrà anche durante la fredda notte invernale. Si svolge una volta l’anno, la vigilia di Natale, quando un gruppo di cantori a Campipiani di Sotto, e uno a Campipiani di Sopra, si alternano in una sorta di botta e risposta in canto. Una contrada inizia una strofa e la seconda contrada continua con la successiva. Si crea così un effetto di “eco” e armonia che riempie l’aria gelida della sera con calde parole di amore.

Spesso i due gruppi accendono un fuoco, attorno al quale ci si raccoglie per cantare senza congelarsi e che funge da punto di riferimento per la contrada opposta.

La profondità dell’iniziativa

Questa pratica va ben oltre il semplice intrattenimento. È un esercizio di memoria collettiva che assolve funzioni profonde:

  • Riconciliazione: Storicamente, il canto serviva a sanare eventuali ruggini accumulate durante l’anno tra famiglie o vicinati. Rispondere al richiamo dell’altra contrà significa riconoscere l’altro come parte di un unico corpo sociale.
  • Resistenza culturale: In un mondo che corre veloce, fermarsi a intonare un canto tradizionale serve anche a preservare dialetti e melodie che rischierebbero altrimenti di essere dimenticati.
  • Senso di appartenenza: Per chi vive a Campipiani, questo momento sancisce il reale inizio del Natale. La profondità di questa iniziativa risiede nel passaggio dall’individualismo alla partecipazione: non si canta per esibirsi, ma per confermare, ancora una volta, di essere parte di una comunità viva, capace di riscaldarsi con la propria voce nonostante il gelo dell’inverno.

Nelle ultime edizioni di questa iniziativa, che è per lo più orientata a coinvolgere un pubblico strettamente locale, dopo il canto ci si ritrova davanti al presepe della contrà, per la benedizione dello stesso e in seguito ci si sposta nella grande corte, per scambiarsi gli auguri e gustare un buon brulè davanti ai diversi fuochi che vengono accesi per l’occasione. Partecipare allo scambio di auguri è un momento autentico e profondo durante il quale si percepisce un accorciamento delle distanze e il riallacciamento di contatti che durante l’anno si erano inesorabilmente interrotti in modo assolutamente naturale e involontario.